Se ciò venisse tradotto nella realtà, i maggiori beneficiari diventerebbero quei soggetti che nel mondo del lavoro risultino essere da sempre complementari: lavoratori e imprese.
Negli ultimi tempi, l’evoluzione del mercato sta evidenziando la debolezza delle nostre imprese, abituate in un sistema di commesse garantite che sta implodendo.
In tale contesto non occorrono scontri a tutti i costi
per risaltare la supremazia di questo o di quella organizzazione o impresa, ma un confronto costruttivo senza pregiudizi per il raggiungimento di una produttività “equa” e sostenibile, che benefici tutti i soggetti in campo.
per risaltare la supremazia di questo o di quella organizzazione o impresa, ma un confronto costruttivo senza pregiudizi per il raggiungimento di una produttività “equa” e sostenibile, che benefici tutti i soggetti in campo.
La disoccupazione non si diminuisce creando posti di lavoro non sostenibili a medio e lungo termine, per poi crearsi l’alibi del precariato che è sempre esistito ma che negli ultimi anni, da Biagi in poi, con l’introduzione di nuove forme contrattuali è stato posto in risalto come il “male assoluto” da tutto un insieme di dietrologie.
Il precariato non è causato ne dalla legge Biagi, ne dalla legge Treu 196/97 (iniziata con il govero Dini e Terminata con il governo Prodi con il beneplacito della cgil) che introdusse il contratto di apprendistato come strumento per favorire l’occupazione giovanile.
Lo dimostra, innanzitutto, il fatto che il precariato è in atto in Italia da almeno un quarto di secolo (e negli ultimi sei anni esso ha subito semmai un netto rallentamento). Lo conferma, poi, il fatto che lo stesso aumento si sta verificando da tempo in tutti i Paesi occidentali, Australia compresa, indipendentemente dalle tendenze delle rispettive legislazioni in materia di lavoro.
E il tasso italiano di lavoro precario (contratti a termine, co.co.co. e lavori a progetto) rispetto al totale — circa un lavoratore ogni sette— è rimasto al di sotto, sia pur di poco, della media europea.
Non si vuole giustificare ne essere a favore dell’una o l’altra parte, (l’una non esiste senza l’altra) ma ribadire con forza che ci vogliono tutele diverse.
Un ottimo inizio è il disegno di legge n.1481 per un nuovo modello di protezione della sicurezza economica e professionale dei lavoratori dipendenti del prof. Pietro Ichino.
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