L' Ugl, insieme alla Cisl e Uil ha firmato a palazzo Chigi l’accordo quadro per la riforma dei modelli contrattuali, l’accordo supera quello del ’93 (protocollo Giugni) e introduce alcune novità: durata triennale dei contratti, sia per la parte normativa che per quella economica, più spazio alla contrattazione di secondo livello, inflazione programmata sostituita da un nuovo indice che sarà individuato da un soggetto terzo e non più dal governo, il comparto privato e pubblico vengono messi sullo stesso piano.
L’intesa garantisce la centralità del Contratto nazionale e una maggiore libertà di movimento per la rappresentanza aziendale. In questo nuovo contesto la contrattazione aziendale può rappresentare
un reale momento ‘partecipativo’ che la nostra organizzazione intende valorizzare appieno anche grazie al contributo del Parlamento dove sono in discussione specifiche proposte di legge in materia.
un reale momento ‘partecipativo’ che la nostra organizzazione intende valorizzare appieno anche grazie al contributo del Parlamento dove sono in discussione specifiche proposte di legge in materia.
L'accordo recepisce importanti richieste presentate anche dall’Ugl tra cui: la confermata salvaguardia della funzione di garanzia ed equità del contratto collettivo nazionale; la definizione di un nuovo indice di rivalutazione automatica delle retribuzioni in grado di superare l’insufficiente protezione che il tasso di inflazione programmata non riusciva ad assicurare al reale potere d’acquisto dei lavoratori; una migliore definizione del procedimento contrattuale, con la definitiva scomparsa del cosiddetto istituto dell’indennità di vacanza contrattuale, in modo da garantire la effettiva corresponsione degli aumenti retributivi dal primo giorno di decorrenza del nuovo contratto; l’estensione e l’applicazione dell’accordo anche al settore pubblico; la puntuale previsione di adeguati e cogenti strumenti contrattuali in grado di assicurare la effettiva diffusione della contrattazione di secondo livello anche nelle aree che versano in situazioni di difficoltà economico-produttiva o di crisi occupazionale, quali in primo luogo le regioni del Mezzogiorno.
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